La decarbonizzazione della catena di fornitura rappresenta oggi una priorità strategica per le piccole e medie imprese italiane, soprattutto nell’ambito del Tier 2 delle emissioni scope 3. Mentre il Tier 1 si concentra sulle emissioni dirette aziendali, il Tier 2 richiede un’analisi dettagliata e metodologicamente rigorosa delle emissioni indirette generate dai fornitori, spesso la componente più rilevante e complessa del bilancio carbonico. Questo articolo esplora, con un approccio esperto e pratico, come misurare, validare e integrare le emissioni di CO₂ dei fornitori locali, partendo dai fondamenti del GHG Protocol, fino all’implementazione operativa con strumenti digitali leggeri e strategie di miglioramento continuo.
- 1. Definizione del Perimetro delle Emissioni Scope 3 e Integrazione con il Tier 1
Le emissioni scope 3 si suddividono in 15 categorie, ma per i fornitori locali, il focus deve essere su trasporti (scopo 1.2 e 1.4), acquisti di beni e servizi (scopo 3.1), e energia acquistata (scopo 2.1 e 2.2). Il Tier 1, che copre le emissioni dirette aziendali (Scope 1 e 2), fornisce la base per aggregare i dati upstream: ogni emissione diretta aziendale rappresenta un punto di riferimento per confrontare e validare quelle della supply chain.
Per esempio, un’azienda manifatturiera che misura le proprie emissioni di energia elettrica (Scope 2) e consumo di gas (Scope 1) può utilizzare questi valori come riferimento per valutare le emissioni indotte dai trasporti dei fornitori, evitando duplicazioni e garantendo coerenza metodologica.- Identificare le principali fonti di emissioni upstream: trasporti di materie prime, acquisti di imballaggi, servizi logistici locali
- Mappare la struttura della supply chain per priorizzare fornitori con alto impatto carbonio (es. fornitori di materiali, trasportatori, impianti di produzione esterni)
- Applicare il principio di allocazione proporzionale: emissioni attribuite in base al peso o al valore degli acquisti
- 2. Allineamento con il Tier 2 e Metodologie di Calcolo
Il Tier 2 richiede un approccio sistematico al calcolo delle emissioni scope 3, basato su fattori di emissione ufficiali e dati verificabili.
Il GHG Protocol fornisce linee guida dettagliate: per trasporti, si usano fattori comekg CO₂e/tonnellata/kmog CO₂e/kma seconda del mezzo (camion diesel, elettrico, bicicletta cargo).
Esempio pratico: un fornitore locale di componenti in acciaio con trasporto su camion da 80 km e fattore 0,18 kg CO₂e/tonnellata/km genera 14,4 kg CO₂e per unità trasportata. Integrando questo dato nel sistema, un’azienda può calcolare con precisione il contributo di quel fornitore al totale scope 3.Fornitore Modalità di trasporto Distanza (km) Fattore CO₂e/tonnellata/km Emissioni totali (kg CO₂e) Fornitore A – Camion diesel Camion 80 0,18 14,4 Fornitore B – Furgone elettrico Furgone 35 0,05 1,75 Fornitore C – Consegna a fermo con Vicino Vicino locale 12 0,08 0,96 Questo metodo garantisce trasparenza e tracciabilità, essenziali per il reporting CSRD e il Carbon Disclosure Project.
- 3. Raccolta Dati con Strumenti Digitali Leggeri
Le piccole imprese possono utilizzare fogli Excel con formule automatizzate o piattaforme SaaS a basso costo comeEcoinvent,GreenhouseoOpenLCA, che integrano database nazionali e fattori di emissione aggiornati.
Fase 1: creare un template Excel con colonne:Fornitore,Categoria emissioni,Dati trasporto,Fattore CO₂e/unità,Emissioni totali kg CO₂e.
Fase 2: importare dati da questionari standardizzati (vedi punto successivo).
Fase 3: utilizzare funzioni come=B2*C2per moltiplicare distanza × quantità × fattore.
Esempio: un fornitore che spedisce 200 kg di prodotto 150 km con fattore 0,18 kg CO₂e/tonnellata/km → emissioni = (200/1000)*150*0,18 = 5,4 kg CO₂e.- Automatizzare con macro VBA per aggiornamenti periodici
- Integrare dati in sistemi ERP tipo SAP Business One tramite API o import CSV
- Usare codici QR su fatture o etichette per associare emissioni direttamente al prodotto fisico e tracciare in tempo reale
- 4. Validazione e Controllo Qualità dei Dati
La qualità dei dati è critica: emissioni errate possono falsare il bilancio carbonio e compromettere la credibilità.
Implementare cross-check interni: confrontare i dati forniti dai fornitori con bolle di trasporto, fatture energetiche e registri interni.
Utilizzare benchmark settoriali (es. ISPRA per trasporti in Italia) per identificare deviazioni anomale: un fornitore che riporta emissioni superiori di oltre il 30% alla media rischia di essere non conforme.“La verifica dei dati non è un controllo formale, ma un’indagine continua per garantire la credibilità del proprio impegno climatico.”
- 5. Integrazione nel Sistema di Gestione Ambientale
I risultati devono alimentare report interni e processi di acquisto sostenibile.
Aggiornare il sistema ESG con KPI specifici: % emissioni scope 3 da fornitori locali e media emissioni per fornitore.
Utilizzare dashboard visive (es. Power BI o piattaforme integrate) per monitorare trend mensili e identificare fornitori con performance peggiori, attivando audit mirati.KPI | Valore Target/Attuale Fornitori certificati CO₂ 12% Emissioni medie/km trasporto 0,16 kg CO₂e/tonnellata Azione prevista Descrizione Rivedere logistica con fornitori con emissioni >0,15 kg CO₂e/tonnellata/km
